Caro Lettore, dopo mesi intensi, fatti di pubblicazioni quotidiane e tanto lavoro, Freemaninrealworld raggiunge il primo, importante obiettivo prefissato dagli amministratori la scorsa estate, in sede di fondazione: il passaggio da blog a sito.
Freemaninrealworld si colloca così, in un nuovo, ambizioso spazio web, caratterizzato da una rinnovata veste grafica, e da una migliore organizzazione dei contenuti. Riguardo quest'ultimo, fondamentale aspetto, reputiamo centrale la creazione di un archivio ordinato per argomenti, e dunque di facile consultazione.
Ringraziandoti per la passione con la quale ci hai seguiti in questi mesi, caro Lettore, regalandoci peraltro numerose soddisfazioni, ti diamo appuntamento al nuovo sito, certi di contare ancora per molto tempo, sulla tua attenzione e sulla tua stima.
Ecco i nuovi riferimenti:
freemaninrealworld.it
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Gli amministratori
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mercoledì 23 gennaio 2013
venerdì 10 agosto 2012
L'uomo d'acciaio - 3
Prima parte: L'uomo d'acciaio - 1
Seconda parte: L'uomo d'acciaio - 2
K – I contadini ucraini non avevano nessuna intenzione di
piegarsi alla collettivizzazione forzata della terra, così diventarono un
problema
S – Problema? E
perchè? Dovevano soltanto versare una quota di quello che loro terra produceva
allo Stato
K – Non una quota di quello che la loro terra produceva,
bensì una quota di quello che secondo i tuoi burocrati la loro terra avrebbe
dovuto produrre. Solo che indicavate valori talmente alti che i contadini non
riuscivano a raggiungere la quota da versare neanche negli anni migliori!
S – E questo non lo chiami sabotare la rivoluzione?
K – No! La chiamo ipocrisia! Tu sapevi che non ce
l'avrebbero mai fatta e che confiscando tutto quello che producevano li avresti
ridotti a farsi fucilare per aver rubato qualche pannocchia e poi a morire
letteralmente di fame... Sono morte milioni di persone a causa di questa tua
scelta!
S – Ti potrei rispondere citando il mio detto preferito:
“Quando c'è un uomo c'è un problema,
nessun uomo nessun problema”, ma quello che tu affermi è solo
un'invenzione della propaganda filo-occidentale non c'è nessuna carestia in
Ucraina
K – No, certo perché hai ordinato di negarla con ogni mezzo,
di non farvi nemmeno accenno persino parlarne era un reato passibile di
fucilazione
S – Bene, ma allora se tu avessi ragione Sergej Mironovic,
se davvero in Ucraina fossero morte milioni di persone, come spieghi che nel
censimento successivo alla tua carestia la popolazione era aumentata
K – Perché tu facesti fucilare tutto il personale dell'ufficio
centrale di statistica che ti aveva fornito dati, sulla consistenza della
popolazione, troppo bassi per le tue aspettative. Solo dopo arrivarono i dati
che volevi
S – C'è un fatto
banale che ti ostini a trascurare mettendo in campo queste argomentazioni
umanitarie, perché la rivoluzione vincesse per prima cosa dovevano sopravvivere
i suoi fautori, almeno quelli disposti a non tornare più indietro, quelli
disposti a compiere anche le peggiori infamie!
K – Lenin aveva ragione quando diceva che tu anteponevi la
tua persona a qualsiasi altra considerazione
S – Rifletti Sergej Mironovic, noi bolscevichi presi
nell'insieme non avevamo nessuna possibilità
di durare e imprimere un segno; figure mediocri, elevate da un colpo di
stato chiamato rivoluzione, a incarichi prestigiosi che avrebbero richiesto ben
altri talenti
K – Tu ne avevi, forse, di talento? Trotsky a ragione ti ha
definito come un uomo mediocre
S – Ma non una nullità! Un uomo mediocre ma non una nullità!
Ero qualcosa di più infatti, ero l'unica speranza dei bolscevichi, ero l'unico
tra voi che avevamo a disposizione una sola risorsa e dovevamo darvi fondo!
K – E qual era?
S – La guerra civile... Scatenare una guerra civile contro
il nostro stesso popolo, impegnare una parte dei russi, quella che si riteneva
avanzata e moderna, contro quella retriva e reazionaria legata al vecchio
regime zarista, i contadini. Il nuovo contro il vecchio, il centro contro la
periferia!
K – E' una follia!
S – Ma lucida! E' soprattutto molto, molto efficace. Naturalmente
prima avremmo dovuto instaurare l'idea che in Russia esistevano masse operaie
capaci di far fronte a quel compito storico, dato loro dal marxismo.
K – Queste masse c'erano Iosif!
S – Sì! Forse a Leningrado dove tu le gratificavi aumentando
le razioni di cibo quando come cagnolini riconoscenti aumentavano la
produttività. Ma io conosco questo immenso paese meglio di te, e so che non
c'erano o non ce ne erano abbastanza! In attesa di crearle avremmo sempre
potuto fingere che esistessero, poi avremmo dovuto far credere che se le cose
andavano storte dipendeva dalla perfida grettezza dei ricchi possidenti
terrieri: i kulaki
K – A te, bastava
indicarli come sabotatori della rivoluzione e poco importa se la grande
maggiore di essi, non possedeva più di due o tre mucche e una decina di ettari
di terreno coltivabile per famiglia!
S – Adesso sei tu che usi le cifre Sergej Mironovic? Allora
ti dirò quello che il tuo amico Trotsky confessava in privato quando parlava
della produttività delle nostre fabbriche, o delle proiezioni dei piani
quinquennali: l'ottanta percento dei nostri calcoli sono privi di fondamento!
K – E' sempre stato tutto falso! Una menzogna avvolta in una
spirale di violenza paranoica
S – Non è un falso!
E' stato, invece il primato assoluto della politica, prima di noi nessuno
avrebbe immaginato che la politica, potesse dettare legge nell'ambito della
scienza, dell'architettura, della fisica, tutto avrebbe dovuto rispondere ai
canoni socialisti, non solo l'arte e la letteratura. E noi di quel canone
eravamo gli unici interpreti!
La tipologia e lo stile di vita di Stalin al di fuori del
Cremlino è difficile da delineare, poiché Stalin viveva costantemente
all'interno della cittadella fortificata, la quale era concepita dallo stesso
come la sua patria, la sua terra, quindi si contraddistingueva come un uomo
isolato dalla società. Le scarse volte che usciva dalle stanze dei bottoni si
recava nei teatri di Mosca soprattutto in uno accanto alla piazza Rossa, dove
aveva un palco riservato, si narra di entrate a luci spente dove seguii,
perinde ac cadaver, svariate decine di rappresentazioni de I giorni di Turbin tratto da Bulgakov.
Andava anche al cinema, o per meglio dire, era il cinema che andava da Stalin
perché aveva una sala riservata, sia nella dacia che al Cremlino, seguiva
tuttavia la vita culturale, cercava di farsi vedere nelle grandi occasioni,
accompagnato da bambini, che gli regalavano mazzi di fiori, tentava in
definitiva di mostrare al popolo un volto umano, lontano dalle rappresentazioni
clandestine della stampa anti-regime, di umano, però, aveva ben poco, infatti
ebbe un rapporto, in buona sostanza, nullo con la moglie, a tratti tragico.
Stalin si comportava con lei come un satrapo orientale, del resto non era, e
non è mai stato noto, per i modi affabili e gentili, era un rozzo militare, la
moglie infatti morì suicida e sulla lapide mortuaria c'è scritto “Da Stalin”.
Fra i numerosi aneddoti che lo riguardano uno di questi lo vede approdare,
aiutato dagli anarchici anconetani, a ventotto anni nella provincia di Ancona
con una nave proveniente da Odessa per svolgere il mestiere di portiere di
albergo (Roma e Pace), e poi trasferirsi a Venezia e trovare lavoro nel
convento degli armeni, impegnandosi come sacrestano, rimembrando i tempi del seminario.
Lo storico Conquest ha scritto che l'interesse per la personalità risiede,
soprattutto, nella quantità smisurata di devastazione morale, fisica e
intellettuale, a tal punto da non rilevare nessun merito. Paradossalmente gli
unici meriti, se tali possono essere definiti, sono quelli che portano a
criticare pesantemente la sua gestione, perchè Stalin diviene l'immagine stessa
del potere, nella sua dimensione centrale e periferica, riesce, per buona parte
della sua presenza al potere, a far ritenere che i risultati positivi ottenuti
dal paese erano il frutto della sua politica personale e che le devastazioni,
invece erano da attribuire ai nemici, i sabotatori, in seguito con la vittoria
del nazismo ha riportato in auge quel clima di forza che Stalin aveva cercato
di imprimere al paese, obnubilando la ricerca sulle colpevolezze. Dapprima
alleato di Hitler, successivamente la sua inversione di rotta è da riscontrarsi
nell'attacco all'Unione Sovietica, capii in tal modo il fallimento della sua
strategia e della sua politica di sicurezza, ma allo stesso tempo riuscì a fare
della guerra uno strumento per la prova suprema del suo sistema; capii subito,
infatti, che i sovietici si apprestavano a combattere non in nome del comunismo
o del sistema sovietico, ma per se stessi per difendere la loro terra, la loro
patria al di fuori del colore della bandiera e quindi questa accentuazione del
carattere nazional-popolare della guerra è stato sempre il punto centrale della
politica di Stalin fino al famoso discorso del 3 Luglio 1941 quando, parlando
alla radio, davanti a tutta la nazione,
non pronunciò la parola compagni, ma disse fratelli e sorelle, ovvero una
classica maniera russa-ortodossa, di stampo religioso, per rivolgersi al
popolo. Per far trionfare questo primato che Stalin incarna, che dopo
l’assassinio di Kirov, da il via alla stagione delle grandi purghe, chiunuqe si
oppone al regime viene accusato di essere un cospiratore, un terrorista o
sabotatore, perfino la vecchia guardia leninista, innocui medici e semplici
ebrei, nella rete cadono milioni di persone innocenti, solamente per proclamare
un principio: nessuno deve sentirsi indenne dal rischio di finire fucilato, o
di finire nei gulag siberiani.
K – Occorrerà molto
tempo prima perché l’umanità comprenda tutte le cose abominevoli che hai fatto
Iosif! E che sgherri come Ezov e Berija hanno coperto, ma quello che è
incomprensibile, e che forse lo rimarrà per sempre, è come tu sia riuscito a
far digerire al proletariato mondiale le cose abominevoli che hai fatto allla
luce del sole
S – Di cosa parli
Sergej Mironovic?
K – Del patto che nel
1939 hai sottoscritto con i nazisti, con loro eravamo già venuti ai ferri corti
in Spagna in una lotta per la vita e la morte. Ed ora tu, come fosse niente,
spiazzavi tutti, e ti alleavi con loro senza suscitare un minimo di critica, di
domande
S – E’ stata una
mossa tattica, quell’alleanza non ha avuto altro significato che farci prendere
tempo e rinviare la guerra, ecco perché l’abbiamo chiamato patto di non
aggressione
K – Questo è quello che la propaganda ha raccontato dopo,
per giustificare la tua scelta! Quando ormai la Germania era sconfitta e il
nazismo finito, ma nel 1939 non potevi sapere quello che sarebbe successo,
avevi avuto parole di elogio per Hitler e i suoi metodi, soprattutto avevi
dichiarato, che in fondo comunismo e nazismo erano destinati abbracciare il
mondo, che gli estremi si toccano!
S – Parole di
circostanza! Che si usano normalmente in diplomazia
K – Un’arte in cui
non eccelli, o forse per una volta, una sola volta, l’espressione del tuo vero
pensiero in fondo per te la condizione ideale nel 1939 era rimanere in attesa e
vedere cosa sarebbe successo, come Mussolini! Alla fine avresti potuto
schierarti dalla parte del vincitore
S – No, no! Perché
noi eravamo la preda designata dei nazisti, l’attacco era certo potevamo solo
tentare di rinviarlo, di prendere tempo, per armarci e prepararci
K – Se eri così certo che i nazisti ci avrebbero attaccato,
perché fosti così sorpreso e sconcertato e cadesti nel panico più totale quando
accadde veramente?
S – I tedeschi ci scagliarono contro le loro forze migliori,
la gran parte del loro impegno militare fu profusa contro di noi, subimmo
perdite enormi
K – Causate dai tuoi errori! Quello che tu chiami primato
della politica ti ha fatto sentire un grande stratega e ti ha spinto ad
ignorare i pareri dei comandanti militari, la tua magia poteva funzionare
all’interno del paese, avevi eliminato ogni contraddittorio, ma alla prova della
realtà si sbriciolava come gesso!
S – Sì, ci furono dei momenti drammatici all’inizio della
guerra, ma io non li ho nascosti, anzi ho il merito di averli denunciati con
forza!
K – E ancora una volta li attribuisti ai sabotatori, ai
disfattisti, agli errori degli strateghi che in realtà avevi esautorato
completamente! Così i nostri soldati furono accerchiati!
S – Non potevamo più ritirarci, confidando nel nostro
immenso territorio! Più ci ritiravamo più perdevamo uomini, potenziale agricolo
e industriale! Tutto era causa della mancanza di disciplina!
K – Era stata una tua scelta! Forse perché volevi imitare
Napoleone, con risultati catastrofici! Nella breccia aperta al fronte i nazisti
avanzarono fino al Volga
S – Ma dopo li fermammo, e Stalingrado diventò la loro
tomba!
K – Solo perché a
quel punto lasciasti ai militari la condotta della guerra, furono i generali a
salvare l’Unione Sovietica, non tu! Troppo intento a distruggere le ultime
sacche di resistenza nelle forze armate, hai fatto uccidere un terzo degli
ufficiali dell’Armata Rossa, più di quelli polacchi sterminati nelle Fosse di Katyn!
S – Dovevo essere certo che avrebbero obbedito ad ogni mio
ordine! Comunque la strategia non esaurisce la responsabilità del comando
politico, occorreva suscitare un forte spirito nazionale ed io l’ho incarnato,
tutto il resto non importa. Per questo, tutti ancora mi attribuiscono il merito
di aver condotto e vinto il più immane scontro che il nostro popolo abbia mai
affrontato!
Il 5 marzo 1953 dopo
una lenta agonia Stalin muore. Al suo funerale partecipano oltre un milione di
persone adoranti che continuano a vedere in lui la guida dell’umanità. La morsa
non si allenta, anzi, inizia una nuova ondata di violenza intesa ad impedire
qualsiasi discontinuità dal regime da lui creato. Dovranno passare diversi anni
prima che sia possibile denunciare i crimini commessi durante la sua era. In
termini di vite umane il retaggio è di circa 700mila persone giustiziate dopo
sentenza sommaria, le vittime dei lager e delle carestie oscillano fra i 6 e i
7 milioni. Malattia o complotto? I dubbi intorno alla morte di Stalin, non
ruotano intorno al perché bensì al come e soprattutto da chi possa essere stato
ucciso. Difatti è molto fondata l’ipotesi di una fine non naturale, ci sono
molte versioni, tutte credibili, ma pur sempre versioni che non trovano dei
riscontri precisi e fattuali nella documentazione disponibile in questo
momento. C’è stato un ritardo nell’annuncio della morte, secondo alcuni
addirittura di 4 giorni, infatti l’annuncio ufficiale è del 6 marzo quando la
radio di Mosca interrompe le trasmissioni, dopo aver dato notizie sulle
condizioni di salute di Stalin, per divulgare che il 5 marzo alle 21:50 Stalin
è morto. Questa è la storia. Ci sono però, versioni incredibili al riguardo,
c’è la versione di Ilja Grigorevic Erenburg
che parla di un attacco di cuore che Stalin ha il 28 febbraio, ci sono
altre versioni, tra le quali quella di Krusciov, che parlano di una malattia
improvvisa scatenatasi nella dacia di Stalin fuori Mosca, altri parlano di un
malore nel palazzo del Cremlino. Addirittura si parla di un attore che avrebbe
preso il posto di Stalin, poiché temeva di essere ucciso, comunque Stalin muore
e passa alla storia come una morte naturale. Oggi escono altre versioni che
parlano di avvelenamento, di responsabilità diretta di Berija e di Krusciov, i
quali avrebbero complottato insieme per la morte di Stalin. Infatti,
immediatamente dopo la morte di Stalin, Berija e Krusciov si autodefiniscono, e
si proclamano, gruppo leninista del nuovo comando, contribuendo, contemporaneamente alla morte fisica, anche a quella politica.
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lunedì 2 aprile 2012
Geography lessons
1."Spain is not Greece" . Elena Salgado, Spanish Finance minister, Feb 2010
2. "Portugal is not Greece" - the Economist, 22nd April 2010
3. "Greece is not Ireland" - George Papaconstantinou, Greek Finance minister, 8th November 2010
4. "Spain is neither Ireland nor Portugal" - Elena Salgado, Spanish Finance minister, 16 November 2010
5. "Neither Spain nor Portugal is Ireland" - Angel Gurria, Secretary-general, 19th November 2010
2. "Portugal is not Greece" - the Economist, 22nd April 2010
3. "Greece is not Ireland" - George Papaconstantinou, Greek Finance minister, 8th November 2010
4. "Spain is neither Ireland nor Portugal" - Elena Salgado, Spanish Finance minister, 16 November 2010
5. "Neither Spain nor Portugal is Ireland" - Angel Gurria, Secretary-general, 19th November 2010
6. "Spain is not Greece and need not be Ireland" - Mohamed El-Erian, Financial Times 3rd February 2011
7. "Italy is not like Portugal" - Daniel Gros, Il Sole 24ore, 12th May 2011
8. "Italy is not Greece" - Emma Marcegaglia, Confindustria's President 13th July 2011
9. "The USA are not in the condition of Greece or Portugal" - Barack Obama 15th July 2011
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martedì 13 marzo 2012
Make Money Fast! - 2
Per semplificarci la vita (come vedrete, viene complicata già così), consideriamo solo due $asset$: il nostro mercato finanziario ha a disposizione un conto in banca $\textbf{B}$ e un pacchetto azionario $\textbf{S}$. Se supponiamo che il nostro $portfolio$ sia composto da entrambi gli asset nella proporzione di $x_0$ soldi in banca e $x_1$ in azioni possiamo descriverne l’evoluzione temporale nello spazio $\overrightarrow{P} = (B,S)$ come un $vettore$ $dei$ $prezzi$ rappresentato da $\overrightarrow{x(t)} = (x_0(t)\ ,\ x_1(t))$; si noti che, in questa notazione, $x_i<0$ significa che state “andando corti”, nel senso che vi fate prestare qualcosa (soldi o azioni: dipende dall’indice) dal mercato. Il valore monetario del nostro portfolio, sottintendendo la dipendenza dal tempo dei vari termini, diventa: $V_\overrightarrow{x} = \overrightarrow{x}\cdot\overrightarrow{S} = x_0B + x_1S$ Un portfolio da cui non si fanno prelievi e in cui non si mettono soldi è detto $auto$$finanziato$; in pratica, qui le variazioni dipendono solo dalla variazioni degli asset: volendo essere più precisi, un portfolio è auto-finanziato se la sua dinamica per qualsiasi $t\ge0$ è descritta da: $dV_\overrightarrow{x}(t) = \overrightarrow{x(t)}\cdot d\overrightarrow S(t)$. Che deriva dal considerare un tempo continuo piuttosto che discreto: in sostanza, supponiamo ci sia una continua compravendita (a guadagno zero) del nostro pacchetto azionario per poterne trasformare il valore in soldi; inoltre se nel processo, come in tutti i processi, vi limitate a tenere conto dei valori attuali e futuri e ignorate i valori pregressi, siete autorizzati a chiamarlo $markoviano$. Cerchiamo di capire cosa significhi, in questo modello, l’arbitraggio. Ci facciamo prestare dal mercato qualche azione sicuri che quantomeno manterrà il suo valore e sperando che in qualche momento aumenti: formalmente, abbiamo: $$\left\{\begin{aligned}&V(0) = 0 \\& \forall t > 0, P(V(t)\ge 0) = 1 \\ & \exists T > 0: P(V(t) > 0) >0\end{aligned}\right.$$
Ossia in parole povere: 1) partite senza un euro, 2) o con il deposito in banca o attraverso l’arbitraggio, nella peggiore delle ipotesi vi restano gli stessi soldi, 3) se azzeccate il tempo giusto (il $tempo$ $di$ $arbitraggio^1$) ci sono buone probabilità di guadagnarci.. Raggiunta la tranquillità economica, possiamo occuparci di teoria; cambiamo completamente discorso. Lavoreremo molto per definizioni, ai conti non ci pensiamo neanche. Per restare sulle generali, partiamo da una “semplice” equazione differenziale in grado di descrivere un processo stocastico: $dX = a(X,t)dt + b(X,t)dW$. Questo "mostro" non è altro che la generalizzazione della $d\nu = -\gamma\nu dt + \sigma dW$, parente stretta dell'$equazione$ $di$ $Langevin$. Per tornare un attimo con i piedi per terra, l’equazione di Langevin descrive il moto browniano di una particella in un fluido avente viscosità $\gamma$; $\sigma$, qui, rappresenta l'$ampiezza$ della forza (stocastica) agente sulla particella. L’equazionaccia scritta sopra è solo una generalizzazione di questo aggeggio, semplicemente alcune costanti sono diventate delle funzioni del tempo. Come vi dicevamo, non vi chiediamo di risolverla: la cosa è comunque possibile, sotto condizioni per le funzioni $a$ e $b$ che un matematico considererebbe molto restrittive ma che il resto del mondo (dai fisici in avanti, per intenderci) giudica sostanzialmente compatibili con la realtà fattuale. Esiste gente che si è posta il problema inverso: ossia, se abbiamo un dato processo $X(t)$ che genera un processo stocastico $Z(t) = F(X(t),t)$ quale sarà l’equazione che riesce a descriverlo? Sarete felici di sapere che $\textbf{Itô}$ ci è arrivato: l’equazione è, evidentemente, la $\textbf{formula}$ $\textbf{di}$ $\textbf{Itô}$:
$$dF = \left [ \frac{\partial F}{\partial t} + a(X,t)\frac{\partial F}{\partial x} + \frac{1}{2}b^2(X,t)\frac{\partial^2F}{\partial x^2}\right ]dt + b(X,t)\frac{\partial F}{\partial x}dW$$Tranquilli, non morde. La parte dentro parentesi quadre nasce dallo sviluppo in serie di Taylor di $F$, quindi ha l’aria complicata, ma non lo è (troppo). Rinfrancati da queste equazioncelle, torniamo a giocare in Borsa. Il processo che intendiamo analizzare deve sottostare a due condizioni fondamentali e ad alcune secondarie: attenti che la prima è complicata.
Ossia in parole povere: 1) partite senza un euro, 2) o con il deposito in banca o attraverso l’arbitraggio, nella peggiore delle ipotesi vi restano gli stessi soldi, 3) se azzeccate il tempo giusto (il $tempo$ $di$ $arbitraggio^1$) ci sono buone probabilità di guadagnarci.. Raggiunta la tranquillità economica, possiamo occuparci di teoria; cambiamo completamente discorso. Lavoreremo molto per definizioni, ai conti non ci pensiamo neanche. Per restare sulle generali, partiamo da una “semplice” equazione differenziale in grado di descrivere un processo stocastico: $dX = a(X,t)dt + b(X,t)dW$. Questo "mostro" non è altro che la generalizzazione della $d\nu = -\gamma\nu dt + \sigma dW$, parente stretta dell'$equazione$ $di$ $Langevin$. Per tornare un attimo con i piedi per terra, l’equazione di Langevin descrive il moto browniano di una particella in un fluido avente viscosità $\gamma$; $\sigma$, qui, rappresenta l'$ampiezza$ della forza (stocastica) agente sulla particella. L’equazionaccia scritta sopra è solo una generalizzazione di questo aggeggio, semplicemente alcune costanti sono diventate delle funzioni del tempo. Come vi dicevamo, non vi chiediamo di risolverla: la cosa è comunque possibile, sotto condizioni per le funzioni $a$ e $b$ che un matematico considererebbe molto restrittive ma che il resto del mondo (dai fisici in avanti, per intenderci) giudica sostanzialmente compatibili con la realtà fattuale. Esiste gente che si è posta il problema inverso: ossia, se abbiamo un dato processo $X(t)$ che genera un processo stocastico $Z(t) = F(X(t),t)$ quale sarà l’equazione che riesce a descriverlo? Sarete felici di sapere che $\textbf{Itô}$ ci è arrivato: l’equazione è, evidentemente, la $\textbf{formula}$ $\textbf{di}$ $\textbf{Itô}$:
$$dF = \left [ \frac{\partial F}{\partial t} + a(X,t)\frac{\partial F}{\partial x} + \frac{1}{2}b^2(X,t)\frac{\partial^2F}{\partial x^2}\right ]dt + b(X,t)\frac{\partial F}{\partial x}dW$$Tranquilli, non morde. La parte dentro parentesi quadre nasce dallo sviluppo in serie di Taylor di $F$, quindi ha l’aria complicata, ma non lo è (troppo). Rinfrancati da queste equazioncelle, torniamo a giocare in Borsa. Il processo che intendiamo analizzare deve sottostare a due condizioni fondamentali e ad alcune secondarie: attenti che la prima è complicata.
- Ci sono due $asset$, il conto in banca $ \textbf{B}$ e le azioni $ \textbf{S}$, governate dalle equazioni: $$\left\{\begin{aligned}& dB = rBdt\\& dS = \mu Sdt + \sigma SdW\end{aligned}\right.$$ Dove $r$ è l'interesse bancario, $\mu$ è il valore medio delle nostre azioni, $\sigma$ è la $volatilità$ e $W(t)$ è un processo casuale di $moto$ $browniano$ ($o$ $processo$ $di$ $Wiener$).
- Il mercato non ammette arbitraggio
- C’è sempre qualcuno disposto a comprare le azioni
- Non ci sono costi di transazione
- È permesso “andare corti” per importi illimitati e per periodi illimitati di tempo.
- L’interesse bancario non varia e le azioni non pagano dividendi
Lasciamo perdere le $\left [2-6 \right]$, che sono ragionevolmente logiche: la grande idea, nella prima condizione, è di associare un $random$ $walk$ di tipo browniano alla variazione casuale delle azioni: e oggetti di questo genere sappiamo trattarli, se Itô è così gentile da darci una mano. Supponiamo di avere una $call$ $option$ $C(S,t)$ comprata ad uno $strike$ $price$ $\textbf{K}$ su un'azione $\textbf{S}$; possiamo azzardare l’ipotesi che il suo valore segua allora la formula di Itô e descrivere le sue variazioni come: $$dC = \left [ \frac{\partial C}{\partial t} + \mu S\frac{\partial C}{\partial S} + \frac{1}{2}\sigma^2S^2\frac{\partial^2C}{\partial S^2}\right ]dt + \sigma S\frac{\partial C}{\partial S}dW$$ In cui rispetto a prima abbiamo posto $a = \mu S$ e $b = \sigma S$. Riprendiamo il portfolio dell’altra volta, composto da una posizione lunga sull'opzione e da uno $short$ su un numero $\Delta$ di azioni; il valore delle azioni allora è: $\Pi(t) = C(S,t) - \Delta S$. Ricordiamoci che il nostro portfolio deve auto-finanziarsi (siamo partiti senza soldi), e quindi deve avere una dinamica del tipo: $d\Pi = dC - \Delta dS$ e usando la $\textbf{formula}$ $\textbf{di}$ $\textbf{Itô}$, otteniamo: $$d\Pi = \left [ \frac{\partial C}{\partial t} + \mu S\frac{\partial C}{\partial S} + \frac{1}{2}\sigma^2S^2\frac{\partial^2C}{\partial S^2} - \mu \Delta S\right ]dt + \sigma S\left (\frac{\partial C}{\partial S} - \Delta\right)dW$$ Che cerchiamo di semplificare. Per prima cosa, ricordiamoci che non vogliamo correre rischi: questo significa che devono sparire tutti i termini che contengono il parametro $dW$, ossia dobbiamo avere: $\Delta = \frac{\partial C}{\partial S}$. Essendo ora il nostro portfolio senza rischi, deve avere un rendimento pari a quello del conto in banca, ossia deve essere $d\Pi = r\Pi dt$. Inserendo queste due condizioni nella formula di Itô, otteniamo l'$\textbf{equazione}$ $\textbf{di}$ $\textbf{Black}$$\textbf{-}$$\textbf{Scholes}$: $$\frac{\partial C}{\partial t} + \frac{1}{2}\sigma^2S^2\frac{\partial^2C}{\partial S^2} + rS\frac{\partial C}{\partial S} - rC = 0$$ Siccome non vogliamo perdere soldi, quest'equazione va risolta con la condizione al contorno $C(S,T) = max (S-K , 0)$. La grande idea di Black e Scholes è stata di effettuare un cambiamento di variabili piuttosto complesso$^2$ che trasforma il tutto in un’equazione semplicissima: $$\frac{\partial u}{\partial \tau} = \frac{\partial^2 u}{\partial x^2}$$ Che sappiamo risolvere, visto che non è altro l'$equazione$ $di$ $propagazione$ $del$ $calore$. Ed ecco qui il risutato finale: se $N$ è la funzione di distribuzione cumulativa di una variabile gaussiana normalizzata, ossia se: $$N(x) = \frac{1}{\sqrt{2\pi}}\int_{-\infty}^{x} e^{\frac {\Large s^2}{2}}\, ds$$ e se indichiamo con $$d_{\;1,2} = \frac{\ln \left(\frac{S}{K}\right) + \left(r \pm \frac{\large \sigma^2}{2}\right)\left(T- t \right)}{\sigma \sqrt{T-t}}$$ abbiamo in definitiva: $$C(S,t) = SN(d_{1}) - Ke^{-r(T-t)}N(d_{2})$$ Vi renderete conto che una formula del genere può portare molto lontano (in un qualsiasi punto tra San Vittore e le Seychelles, estremi inclusi); nel caso del secondo estremo, tanti auguri!
Legenda
- Prima che vi vengano strane idee: il tempo di arbitraggio varia tra qualche secondo e pochi minuti.
- Forse sarà trattato nel prossimo articolo....
Bibliografia
- Theory of Speculation - Louis Bachelier
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equazioni a derivate parziali,
finanza matematica,
integrale di Ito
domenica 4 marzo 2012
Make Money Fast!
Allora, parliamo di soldi; o meglio, di cosa fare con i soldi per aumentarne la quantità. Supponiamo depositiate in banca al tempo $t=0$ un capitale di 1 Euro ad un rateo di interesse $r$. A questo punto, l'ammontare del vostro capitale aumenterà ad un ritmo: $\dfrac{dB}{dt}=rB$ che è un'equazione differenziale ragionevolmente semplice da risolvere; imponendo la condizione iniziale $B(0)=1$ (l’euro che avete versato) si ricava: $B(t)= e^{rt}$. E, almeno sin quando ci fidiamo dell'esponenziale (leggasi: sin quando il tasso di interesse è abbastanza alto), siamo tutti contenti. Un deposito in banca è un esempio di $\textit{asset}$ finanziario $\textit{senza rischio}$, ossia indipendente dall'$\textit{andamento del mercato}$. Ora, siccome le banche non sono degli enti benefici, ci si chiede come facciano a prendervi dei soldi e a rendervene di più: molto semplicemente, a voi danno pochi soldi in più per i vostri e, una volta che hanno i soldi, li prestano (a tasso decisamente più alto di quello che danno a voi) a qualcuno che intende compiere delle operazioni rischiose ma che forniscano molti soldi alla svelta; siccome le operazioni sono rischiose, ci si aspetta rendano più di un conto in banca (altrimenti sarebbe da stupidi) ma, essendo rischiose, per rischiare il meno possibile le banche non prestano tutto in un unico campo, ma tendono a diversificare i loro investimenti. Vediamo quali possono essere questi altri investimenti. Un modo leggermente più rischioso del semplice deposito in banca è quello di investire in $\textit{bond}$: in pratica, se tutto va bene vi ridanno i soldi (anzi, ve ne danno qualcuno in più); la differenza rispetto al conto in banca è che il pagamento avviene a date ben definite, dette la $\textit{maturità}$ del buono; sono considerati ragionevolmente sicuri, tranne per il fatto che l'ente di emissione potrebbe saltare ($\textit{default}$) qualche pagamento o, peggio ancora, potrebbe proprio decidere di non pagarli più, trasformandoli in carta straccia (bond argentini). Un privato, ad esempio un'azienda che abbia necessità di capitali per investire, può decidere di vendere $\textit{azioni o stock}$); in pratica, vi comprate un pezzetto di azienda, e vi assicurate una partecipazione ai profitti; non solo, ma se l'azienda aumenta di valore, potete sempre rivendere le azioni ad un prezzo maggiore di quello al quale le avete comprate, garantendovi un guadagno; evidentemente, qui il rischio nasce dal fatto che l'andamento economico di un'azienda è impredicibile, e quindi tanto per cominciare non sapete con quanto vi ritroverete alla fine, e secondariamente potreste ritrovarvi meno di quanto avete pagato. Giusto per complicarci la vita, descriviamo questa variabilità attraverso $\textit{due}$ termini: una parte $\textit{predicibile}$, indicata da $\mu$ e un termine “fluttuante” di rumore, indicato con $\xi(t)$: il guadagno risulta allora $\dfrac{dS}{dt}=[\mu + \xi(t) ]S$. E basandovi sull'esempio precedente potete integrare l'equazione e calcolare quanto vi ritrovate in tasca alla fine. Egoisticamente, vorremmo trovare il modo di guadagnarci anche quando l’azienda sulla quale investiamo sta perdendo punti. Logicamente, la cosa comporta un certo rischio, in quanto altrimenti sarebbe tutto troppo semplice; quel pescecane del nostro consulente finanziario ha già pronti un paio di “oggettini” fatti apposta per situazioni di questo genere. Questi oggetti sono noti come $opzioni$ $(options)$ o $futures$: viaggiano in due sensi, vediamone metà e poi ci complicheremo la vita. Definizione teorica: Un’opzione europea$^{1}$ di $call^{2}$ con prezzo di esercizio ($strike price$) $K$ e maturità ($expiration$ $date$) $T$ rispetto ad un $asset$ $soggiacente$ $S$ è un contratto che dà il diritto di comprare l'asset soggiacente $S$ al momento $T$. Ossia, voi vi mettete d’accordo con qualcun altro e gli dite che aprite un’opzione di $call$ a sei mesi per due euro l’una su determinate azioni. Se tra sei mesi le azioni valgono dieci euro l’una, problemi suoi: deve vendervele a due euro, e i soldi in più quando rivendete le azioni sono tutti vostri; se invece tra sei mesi quelle azioni valgono meno di due euro, non esercitate l’opzione e vi tenete i vostri soldi (o comprate le azioni sul mercato azionario, che costano meno). Se a questo punto vi sorge il dubbio di aver trovato la gallina dalle uova d'oro guadagnandoci in ogni caso, colpa mia: non vi ho detto che per comprare l'opzione pagate “un tot”, e il problema che vogliamo esaminare consiste proprio nel determinare questo “tot”. Cominciamo con qualche notazione. Supponiamo di esercitare un'opzione di $call$; in questo caso, avremo un guadagno pari a $max(S- K;0) - C_0$, dove con $C_0$ abbiamo indicato il "tot" di cui sopra: insomma, i nostri due pescecani hanno visioni completamente diverse del mercato (secondo chi compra l'opzione sale, secondo chi la vende scende), ma dobbiamo giustappunto determinare la costante in modo tale che nessuno dei due abbia una possibilità maggiore di vincere. Tra l'altro, una volta che avete sottoscritto un'opzione, nulla vi vieta di venderla, e qui si procede come per le azioni, ossia chi offre di più; capite quindi che determinare $C_0$ diventa una faccenda decisamente importante anche se non intendete esercitare l'opzione direttamente ma (come succede nella maggior parte dei casi) rivenderla. Per capirla, però, dobbiamo prima studiare qualche altro metodo per fare soldi, o meglio dobbiamo studiare quali categorie di investitori si occupano di questi aggeggi. Un primo metodo è quello dell'$hedging$: supponiamo abbiate comprato delle azioni di un qualche tipo, ma siate preoccupati dal fatto che il mercato nel futuro possa scendere; potreste vendere le azioni e tenervi i soldi, ma esiste un modo migliore: comprate un'opzione $put$ sulle vostre azioni. In questo modo, se il mercato scende potete sempre venderle al prezzo attuale (guadagno zero) mentre se sale potete tenervele, con il guadagno corrispettivo. Insomma, qui l'opzione funziona come un'assicurazione: ad un piccolo costo (giustappunto $C_0$) vi garantite la sicurezza del tracollo$^{3}$, quindi è un investimento a basso rischio. Al contrario, gli $speculatori$ prendono una posizione molto più decisa sul mercato, assumendo dei rischi; se siete convinti che un'azione nei prossimi mesi salirà, oltre alla normale possibilità di comprare l'azione, avete anche quella di comprare un'opzione $call$ su di lei. Questo non solo costa molto meno che comprare l'azione$^{4}$, ma garantisce ritorni molto maggiori: con spesa minore, vi tornano in tasca gli stessi soldi di chi l'azione l'ha comprata sul serio. Il terzo metodo è complicato, in quanto si basa su mercati diversi (non solo, ma solitamente in questo gioco si riesce ad entrare anche senza capitali); prima, però, un altro termine gergale: se vendete qualcosa che non avete (ma promettete di comprare, eventualmente in modo virtuale, in un prossimo futuro), si parla di $short$ $sell$. Se nell'intervallo tra la vostra vendita e l'acquisto reale le azioni scendono, realizzate un guadagno, mentre nel caso contrario ci perdte; per questo, di solito, assieme allo $short$ $sell$ si piazza anche un'altra operazione per limitare il rischio. Vediamo un esempio; tenete conto che la stessa azione, su mercati diversi, può avere diverse quotazioni, e proprio su questo si basa l'arbitraggio. Supponiamo una certa azione sia valutata a New York 100 dollari; la stessa azione alla Borsa di Milano viene valutata 65 euro, con 1 euro pari a 1.5 dollari. A questo punto, senza impegnare una lira, facciamo uno $short sell$ di $N$ azioni New York e, con i soldi guadagnati da questa vendita, compriamo $N$ azioni a Milano; alla fine, abbiamo un guadagno di $(100 - 1.5\cdot{65})N = 2.5\cdot{N}$ dollari (poco più di un euro e mezzo per azione); anche qui i soldi non si riproducono da soli, quindi tra commissioni e il fatto che la vendita su New York fa calare il valore (e l'acquisto su Milano lo fa salire: normale legge della domanda e dell'offerta), l'operazione “distrugge sé stessa”, ossia nel momento stesso in cui la fate chi arriva secondo non ci guadagna: in un mercato “sano”, infatti, di solito si dice che non deve esistere l'arbitraggio. Bene, adesso andiamo in Borsa. Quotiamo al tempo $t_0$ un'azione di una società a 57 euro; supponiamo anche di sapere che al tempo $t_1$ ci siano due possibilità equivalenti: o l'azione sale al valore 65 euro, o scende al valore 35 euro, entrambi i casi con probabilità pari a $\dfrac{1}{2}$; in questo caso, possiamo calcolare il valore atteso del guadagno $\mu$ a partire dalla formula $(1 + \mu)S_0 = E[S_1]$, dove con $E[S_1]$ abbiamo indicato il valore atteso dell'azione alla fine del periodo; facendo i calcoli sul valore dato, $\mu = 0.0035 = 3.5\%$. Tutto chiaro, sin qui, vogliamo sperare. Ora, affinché sia conveniente comprare queste azioni, devono fornire un guadagno maggiore di quello che fornirebbe mettere i soldi in banca a tasso fisso; per comodità, supporremo che il tasso fisso mensile sia $r = 0.6\%$. A questo punto, volendo giocare sul sicuro, acquistiamo un’opzione $call$ con prezzo d'esercizio $K = 57$; si vede subito che in questo caso se il valore dell'azione sale (apice "u") avremo un guadagno al tempo dato pari a $C_1^U = 8$, mentre se il valore dell'azione scende (apice "d"), avremo un guadagno $C_1^D = 0$, e che entrambi i valori sono equiprobabili; quello che ci interesserebbe, sarebbe stabilire il prezzo di quest'opzione. Il metodo più semplice per fare il conto è noto come "$argomento$ $delta$-$hedging$", supponiamo di avere un portfolio formato da un'opzione $C$ e di andare corti su $\Delta$ azioni (il numero lo determineremo in seguito). Al tempo $t$ questo portfolio varrà: $V_t = C_t - \Delta S_t$. Dove il segno negativo indica che siamo andati corti, ossia che, in pratica, ci siamo “fatti prestare” $\Delta$ azioni dal mercato; grazie a questa formula possiamo calcolare i valori del portfolio sia al tempo $t = 0$ che ai due casi del tempo $t = 1$; abbiamo infatti: $V_0 = C_0 - 57\Delta$ o $V_1^U = 8 - 65\Delta$ o $V_1^D = -53\Delta$. Adesso arriva il trucco: scegliamo un $\Delta$ tale che il $il$ $valore$ $delle$ $azioni$ $sia$ $lo$ $stesso$ $in$ $entrambe$ $le$ $situazioni$ $possibili$ $di$ $mercato$, $ossia$ $imponiamo$ $V_1^U = V_1^D$ e calcoliamo il valore; si vede facilmente che deve essere $\Delta = \dfrac{2}{3}$, e quindi questo valore ci permette di $eliminare$ $il$ $rischio$, in quanto guadagniamo la stessa cifra in entrambi i casi. Ma se non c’è rischio, questo deve essere equivalente a mettere i soldi in banca a tasso fisso, e quindi deve dare lo stesso guadagno (altrimenti potrei costruire un arbitraggio). Da cui, sostituendo i valori: $(1 + r)[C_0 - \Delta S_0] = -\Delta S_1^D$. Dove l'incognita è $C_0$ (prezzo dell’opzione al momento dell’acquisto) ed è facilmente calcolabile, visto che tutti gli altri valori sono noti: $C_0 = 2.88$ $euro$.
Legenda
Legenda
- Non trattiamo le opzioni Americane: l'unica differenza è che in questo secondo caso potete esercitare l'opzione in qualsiasi momento successivo alla scadenza.
- Esistono anche le opzioni di put, in cui vi impegnate a vendere azioni ad un prezzo concordato: cambiano solo i segni, quindi per semplificarci la vita non le trattiamo sin quando non diventa indispensabile.
- Siccome però i soldi non crescono sugli alberi, qualcuno ci rimette: vedasi il tracollo degli hedge funds di qualche anno fa e i default recenti.
- Non è stato detto, ma vi preghiamo di notare che tutto questo lavoro si può fare anche in completa assenza delle azioni.
- The Theory of Speculation - Louis Bachelier
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lunedì 6 giugno 2011
L'uomo d'acciaio - 2
K – Sono solo dei nostri vassalli e stanno al gioco perché non possono evitarlo. Trotsky, voleva che fossimo circondati da paesi fratelli!
S – Guardati intorno Kirov! Dov’è Trotsky?
K – In una tomba a Città del Messico. Ce l’hai fatto finire tu….
Robert Conquest nella sua biografia del leade russo definisce Stalin come l’uomo che più di ogni altro ha determinato il corso del XX secolo, Trotsky lo definiva una mediocrità ma non una nullità e Kamenev solo un piccolo politico di provincia. Eppure, quell’uomo, di cui avevano una così scarsa opinione, riuscì a farli cadere nella rete della sua smisurata campagna di eliminazione. Dobbiamo però notare che nell’Unione Sovietica si diceva, come uno slogan, che Lenin è sempre con noi. Ebbene, oggi si può affermare che mentre Lenin è rimasto confinato nelle biblioteche, negli archivi, Stalin è riuscito a dominare allora ed oggi nei modi e nelle iniziative ovvero è più possente l’impronta di Stalin che di Lenin nella storia sovietica e russa attuale. Rimane misterioso però, come Stalin riuscì a non comparire come il mandante morale e effettivo dei crimini imputati allo stalinismo. Un’ipotesi sarebbe quella di analizzare storiograficamente le motivazioni di quei milioni di persone che hanno sostenuto Stalin senza battere ciglio, ma questo porterebbe ad un esito storico sicuramente negativo, poiché la via della demonizzazione che si è scelta per fornire alcune risposte è quella più errata. Infatti è fuorviante e rischiamo, raffigurando lo stalinismo come prodotto esclusivo di una mente malata, malvagia, cattiva di trovarci in una palude di soluzioni semplicistiche e superficiali. Dovremmo invece ripensare al modo con cui avvenne la transizione dallo zarismo al potere rivoluzionario. Fu transizione o fu continuità? È incontrovertibile asserire la continuità dei due periodi e negare il salto netto d’epoca sociale, questo per non parlare della caotica collisione tra vecchi e nuovi movimenti sociali e politici. I bolscevichi in sostanza si trovarono fra le mani un potere che non avevano mai avuto o conosciuto, non solo, si ritrovarono nelle mani un paese diverso da quello che avevano immaginato e teorizzato. Sta qui la tragedia della rivoluzione. Comportarsi come un uomo del popolo grezzo, volgare, gioviale era forse un modo per Stalin di aumentare intorno a lui un culto esasperato della personalità. Stalin credeva fermamente in questo ma era al contempo bravo a recitare un ruolo di guida spirituale per la classe rivoluzionaria. Ma soprattutto in Stalin si riscontrano motivi e liturgie di tipo religioso, riti della chiesa ortodossa, tradotti a seconda dei casi in un meccanismo politico e statale, non a caso la formazione culturale di Stalin aveva avuto come sede un seminario ortodosso, c’è quindi in Stalin questa liturgia dell’ortodossia militante e integralista. Stalin arriva al potere dopo Lenin, cioè dopo un leader intellettuale, e sapeva bene di non poter competere con Lenin, per questo scelse la strada più facile e ovvia della tradizione russa: uno zar assoluto come era stato prima della rivoluzione. Quindi un uomo forte e autorevole ma al contempo cinico e di poche parole, passi studiati e uno sguardo sempre lanciato oltre la platea mai guardando negli occhi dell’interlocutore. Difatti lo Stalin pubblico ricalcava lo Stalin privato: non aveva consiglieri, non conosceva le tecniche relative all’immagine, del resto l’immagine era lui, incarnava l’essere assoluto, sempre vestito allo stesso modo costruendosi di fatto un mito unico per il pubblico e per il privato. Di notevole impatto esplicativo l’aneddoto secondo il quale per far sapere che Stalin lavorasse di notte, fu prodotto un manifesto affisso in tutta l’Unione Sovietica raffigurante una Mosca al chiaro di luna, un Cremlino al buio ed una sola finestra illuminata, con la scritta “Mentre noi riposiamo Stalin veglia su di noi”. Senz’altro un’idolatrica liturgia dell’uomo.
Stalin e Trotsky non si dividono soltanto sull’opportunità di esportare la rivoluzione bolscevica. Prima di morire Lenin è stato costretto a varare alcune riforme orientate a restituire un po’ di libertà economica, soprattutto alle campagne. Per molti è una risposta obbligata ai disastri provocati dal tentativo di applicare pedissequamente i principi del socialismo all’economia.
K – Trotsky era ferocemente contrario alla politica economica. Tu invece la sostenevi, almeno in un primo tempo. Perché?
S – Fino a quando Lenin è rimasto in vita era quella la linea politica dominante e non aveva alcun senso contestarla.
K – Era stata una giusta resipiscenza! In questo caso Trotsky sbagliava avversandola.
S – Sì, potresti guardare la faccenda da questo punto di vista. La nostra economia per funzionare aveva bisogno di una certa dose di libertà, ma ammetterlo significava la nostra totale irrilevanza e bisogna dare atto a Trotsky che questo l’aveva compreso perfettamente.
K – Che cosa intendi dire?
S – E’ semplice! Facciamo una rivoluzione secondo cui bisogna mettere in comune i mezzi di produzione e non appena applichiamo alle campagne i nostri principi la produzione agricola crolla. Se questo non significa non solo l’irrilevanza del bolscevismo, ma piuttosto la sua perniciosità cos’altro significa!
K – Per questo il partito doveva prendere atto del fallimento e cambiare strada?
S – Non esisteva altra strada che non fosse quella adottata dai paesi a economia libera! La nuova politica economica era un passo indietro nella strada verso il socialismo perciò dovevamo continuare a percorrere la strada che avevamo scelto e percorrerla fino in fondo. Senza più guardarci indietro!
K – Ripetere politiche che già avevano mostrato di non funzionare che producevano soltanto fame e miseria che senso poteva avere!
S – Un unico senso! Sempre lo stesso, la sopravvivenza dello straordinario, epocale fenomeno politico a cui avevamo dato vita nell’ottobre del 1917.
K – Stai dicendo che il conflitto e la rovina avevano un rapporto con la rivoluzione?
S – Un rapporto strettissimo! Carestia, fame, rovina erano passaggi inevitabili della rivoluzione. In primo luogo perché un vecchio mondo doveva semplicemente sparire. Tutti coloro che erano contro di noi dovevano semplicemente farsi da parte. Il materialismo storico insegna che la storia non può essere fermata!
Il nemico esterno ha esaurito la sua funzione, consentendo a Stalin di superare il momento di crisi ed accedere alle sfere più alte di controllo del partito. Adesso è tempo di individuare un nemico all’interno della patria stessa. Stalin lo individua nell’Ucraina, il granaio dell’Unione stessa.
Continua....
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domenica 5 giugno 2011
L'uomo d'acciaio - 1
Mosca. 1 marzo 1953. È il tardo pomeriggio quando Stalin, colpito da un colpo apoplettico, è agonizzante su un divano della sua residenza. In breve è attorniato dai fedelissimi: Berija, Malenkov, Krusciov sono i sopravvissuti delle ricorrenti epurazioni della sua stessa corte che ne contemplano l’agonia, alternando la speranza che siano gli ultimi giorni del tiranno e che possa riprendersi.
S=Stalin
K=Kirov
S - Fermate questa musica! Fermatela! È un ordine!
K - Ciao Josif ti ricordi di me? Sono Kirov!
S - Kirov? Non è possibile tu sei morto e sepolto
K - Non per te compagno Stalin, non per te…
Nella prime metà degli anni trenta Sergej Mironovic Kirov, membro del presidium supremo del comitato centrale, incarna l’idea che l’unione sovietica non abbia bisogno di dittatori, ma di una direzione collegiale. In questo senso Kirov è l’ultimo ostacolo di Stalin davanti al potere assoluto, per questo deve morire. Il delitto viene attribuito a un complotto controrivoluzionario ma ad ucciderlo il primo dicembre 1934 è un sicario della NKVD, il commissariato del popolo per gli affari interni, su mandato diretto di Stalin.
K - Allora compagno Stalin è tempo di bilanci! Che cosa dice l’ufficio centrale di statistica? Ah no! Quello è meglio che non lo consulti, saresti capace di fucilarli tutti un ‘altra volta se ti danno cifre che non ti piacciono!
S - Ahahah, Cifre? Quello che ho preso nelle mie mani alla morte di Lenin era un paese agricolo, arretrato e analfabeta. Sono stato io! Io a trasformarlo in un paese moderno, industrializzato una super potenza che si è posta come un faro alla guida ideale dell’umanità!
K - C’è qualcosa di vero in quello che dici Josif, oggi l’unione sovietica è il faro dell’umanità. Ma quale prezzo ha avuto il cambiamento che tu hai impresso a questo Paese? Te lo sei mai domandato? Realizzare il tuo obiettivo è costato milioni e milioni di vite umane e una quantità di sofferenze incalcolabili, non era per questo che Lenin ha guidato la nostra Rivoluzione!
S - Lenin? Non è stato forse Lenin a dire: “ Una rivoluzione senza plotone di esecuzione non ha alcun senso!”
K - Eppure quando eri un giovane agitatore, quando ancora ti facevi chiamare Koba, hai conosciuto la durezza dei campi di concentramento in Siberia?
S - Sì! Una volta ci sono rimasto per quattro anni.
K - E come puoi non aver imparato niente da quella esperienza!
S - Eccome se ho imparato! I campi degli zar erano piuttosto blandi, e la sorveglianza mediocre. Per questo ho potuto fuggire un paio di volte. Quello di cui avevamo bisogno, per realizzare il più grande esperimento sociale della storia umana erano luoghi da cui nessuno avrebbe potuto fare ritorno! A meno che non lo decidessimo noi stessi!
Il 1924, poco prima di morire, Lenin lascia un testamento politico nel tentativo vano, di influenzare la scelta del suo successore. Lenin scrive a chiare lettere che ormai diffida di Stalin, nonostante sia stata proprio lui l’artefice della sua ascesa. Pensa che quel rozzo georgiano anteponga la sua ambizione personale agli interessi del bolscevismo, e che vada ridimensionato.
K - E invece fosti tu a ridimensionare gli altri! Di più, a farci fucilare uno dopo l’altro, con calma. Nel Politburo di Lenin l’unico sopravvissuto sei tu! Era composto da sette persone: c’erano Trotsky, Zinov’ev, Bucharin, Kamenev e c’ero io…
S - Era stato proprio il compagno Lenin a chiamarmi nel comitato centrale. Questo perché aveva apprezzato le mie capacità organizzative, ma non solo … Condivideva la mia teorizzazione del partito: un organismo quadrato, compatto, guidato con mano ferrea e oltre ogni divisione settaria. Non a caso il mio primo saggio si intitola: “A proposito dei dissensi nel partito”.
K - Certo, come cospiratore eri imbattibile! Molto meno come intellettuale, ti è sempre mancata la finezza. Lenin però aveva capito che in te c’era qualcosa che non andava proprio vedendoti agire.
S - Di che cosa parli?
K - Dei tuoi metodi brutali durante la guerra civile!
S - Conosci una guerra civile che non lo sia? Eravamo accerchiati, non potevo operare in modo diverso.
K - E non l’hai fatto! Hai usato la mano pesante compagno josip. Soprattutto contro i nemici interni: in Ucraina, anche nella tua Georgia. Almeno là, avresti potuto avere maggiore umanità.
S - E perché avrei dovuto?
K - Perché era la tua patria!
S - Patria? Ahah, questa visione ingenua del nazionalismo è indegna di un vero marxista.
K - Hai ragione! Nel tuo caso poi se proprio vogliamo parlare di nazionalismo faremmo bene a definirti: uno sciovinista grande russo. Forse, perché volevi far dimenticare la tua patria d’origine, perché te ne vergognavi! Ai dirigenti georgiani dicesti di far scorrere il sangue dei piccoli borghesi, di impalarli, di squartarli, era della tua gente che stavi parlando, Josip!
S - Se l’obiettivo era il controllo assoluto di quella gente, e credimi io li conosco bene i georgiani, allora non c’erano altri metodi. Solo la brutalità li avrebbe piegati!
K - La tua non fu brutalità, fu la cosa più simile che conosco alla vendetta. Anche se non è chiaro di cosa ti stessi vendicando. E poi, tutta questa centralizzazione di potere in te, Lenin era stato molto chiaro nel suo testamento, aveva scritto che temeva un potere troppo accentrato.
S - Già, un potere che fino alla sua morte aveva tenuto interamente nelle sue mani, però!
K - Non confondere le acque, Josip! Era un momento particolare, irripetibile. In quei primi anni, dopo l’Ottobre la dittatura era necessaria. La rivoluzione, la guerra poi l’emergenza economica e la necessità di costruire uno stato socialista circondato da nemici mortali!
S - Bravo Kirov! Cominci a capire qualcosa. Ma ogni momento è particolare per chi vuole giustificare il proprio potere assoluto. Il punto è fare si che l’emergenza diventi la normalità.
K - Ma avremmo potuto uscire da questa logica se…
S - Se?
K - Se anziché consegnare lentamente tutto il potere nelle tue mani, avessimo ascoltato le sagge indicazioni di Lenin, e avessimo immesso nel comitato centrale esponenti della classe operaia.
S - Certo! E quanti membri della classe operaia c’erano nella tua Leningrado, Kirov? O stavi ancora aspettando il momento utile per farli entrare al tuo fianco?
Dopo la morte di Lenin, la partita è aperta. L’ipoteca del giudizio che Lenin ha dato su Stalin e sul suo operato è molto pesante, il destino sembra segnato. Stalin però è molto scaltro, fa sparire il testamento e arriva addirittura ad ottenere da Trotsky, suo rivale, una dichiarazione giurata di non averlo mai letto, benché non sia vero. Anche in questo caso invoca ragioni di opportunità che dovrebbero proteggere il movimento rivoluzionario, ma che in realtà favoriscono solo la sua ascesa.
K - C’erano compagni molto più degni te alla successione di Lenin; Zinov’ev era una figura di secondo piano, ma lo stesso non può dirsi per…
S - Per te, Kirov?
K - Io non avevo queste mire lo sai. Piuttosto le aveva Trotsky, lui era il tuo vero rivale e aveva anche molti più titoli di quanti ne avessi tu! Mentre Trotsky ci difendeva dall’assalto degli imperi centrali, pronti ad approfittare del caos, seguito alla rivoluzione, per affondarci i denti nella gola. Tu, che cosa facevi Josif? Tu ispezionavi i fronti!
S - Occorreva una direzione politica della guerra.
K - Certo, mentre Trotsky la guerra la vinceva sul campo, quello che riesce difficile a credere è che dopo la fine del pericolo vi siete ritrovati su fronti contrapposti: lui nei panni dell’idealista, convinto che l’unico modo di proteggere la rivoluzione fosse estenderla ad ogni paese, e tu che invece volevi limitarti, molto più concretamente, a farla vincere in patria!
S - Kirov, Kirov quanta confusione hai in testa? Non ti facevo così ingenuo. La rivoluzione non è mai stata in pericolo, mai!
K - Ma cosa stai dicendo Josif?
S - La verità Kirov! Sì,ti posso concedere che fino a quando abbiamo firmato la pace separata a Brest-Litovsk, un pericolo c’era, ma dopo eravamo al sicuro. I tedeschi almeno per un po’ non ci avrebbero dato fastidio, e loro erano gli unici a costituire una minaccia credibile!
K - Dunque?
S - Dunque, dovevamo inventarci un nemico!
K - Non ne avevamo abbastanza?
S - Ahaha, dovevamo dare un senso alla nostra permanenza al potere! L’abbiamo chiamato imperialismo capitalista, conformemente alla nostra impostazione marxista. Ecco, qual era la minaccia sospesa sopra di noi! Il nemico di cui avevamo bisogno: l’imperialismo. Parlo del nemico esterno è chiaro. Di qui le diverse ricette: quella di Trotsky e la mia. Ma in fondo, l’obiettivo di entrambi era lo stesso.
K - Spiegati meglio!
S - Sia io che Trotsky volevamo difendere ciò che avevamo creato: secondo lui il modo migliore di difendere la rivoluzione era circondarci di paesi socialisti. In linea di principio, se tutto il mondo fosse stato un immenso soviet saremmo stati al sicuro da attacchi dall’esterno. Ovviamente era solo un’ipotesi teorica, perché Trotsky era il primo a sapere che in certi paesi non c’erano le condizioni adatte!
K - Tu, invece volevi la rivoluzione in un solo Paese!
S - Sì! Questa è la versione schematica del contrasto che ci ha diviso, ma in fondo Trotsky aveva optato per l’internazionalismo dunque io dovevo giocare la carte della rivoluzione in solo paese.
K - Parli come se fossero due opzioni intercambiabili!
S - Guarda! Dove si trovano ora i confini della rivoluzione? Tutta l’Europa orientale è sovietica, lo è la Mongolia, lo è la Cina, e presto lo saranno la Corea e il Vietnam e quando cadrà anche il Giappone, e ci sono segni che la caduta avverrà presto, potremmo dire che le migliori garanzie della nostra sopravvivenza saranno proprio le nostre nazioni limitrofe alle Repubbliche, dall’Europa Centrale all’estrema Asia.
Continua....
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